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Biologico, filo della vita

Noi siamo quello che mangiamo

Il cibo. Ci avete mai pensato? Quando facciamo la spesa acquistiamo del cibo senza quasi conoscere il prodotto. Non ci chiediamo per esempio qual era la qualità della terra dove sono cresciuti il grano e i pomodori della pasta che prepareremo oggi. Non sappiamo nulla delle condizioni di lavoro delle persone impegnate a produrlo, né dei veleni che stiamo introducendo nel nostro organismo, né quelli che infliggeremo al nostro ambiente.  Noi siamo quello che mangiamo. Un motto talmente dato per scontato da aver perduto il suo significato originario. E questo anche a causa della ricerca scientifica che promuove la selezione di colture che avvantaggiano le tecniche produttive a discapito della qualità del cibo. Paradossalmente investiamo moltissimo del nostro tempo libero a scegliere i prodotti cosmetici e le tecniche estetiche che miglioreranno il nostro aspetto esteriore, ma quasi nulla facciamo per conoscere quello che comporrà i mattoni delle nostre cellule. Dobbiamo prendere consapevolezza che al cibo affidiamo quello che abbiamo di più caro al mondo: la nostra salute.

Un tempo la distanza tra persone e cibo era quella che intercorreva tra la casa e l’orto. Oggi ci sono gli aerei che viaggiano da un capo all’altro del pianeta, coltivazioni estensive, OGM, veleni per eliminare qualunque essere vivente si contrapponga alla crescita di un alimento: tutte cose che ci allontanano sempre più dal conoscere quello di cui ci nutriamo fino al paradosso che i nostri figli non conoscono come è fatta una pianta di pomodoro (e forse anche molte di noi). Volersi bene significa, invece, ridurre le distanze tra noi e il cibo per riascoltare le storie racchiuse nei sapori degli alimenti che nutrono davvero: il cibo vero. Il biologico offre al consumatore la garanzia che non si sta consumando prodotti chimici, che non si inquina la terra, nel rispetto della biodiversità vegetale e faunistica, che si aiuta il terreno ad aumentare la sua capacità di trattenere acqua e a sequestrare CO2, che si rispettano i lavoratori, che si produce cibo buono che nutre. l’Italia è fra i primi dieci paesi al mondo in quanto a superficie coltivata con metodo biologico (poco più di un milione e centomila ettari).

Mangiare cibo coltivato biologicamente, prodotto da piccoli coltivatori locali, non solo abbatte i costi elevati che si riscontrano acquistando nella grande distribuzione, ma significa scegliere di sostenere la vita nella sua interezza perché facendo la spesa bio stiamo scegliendo di incentivare economie di vita che aumentano il benessere di tutti gli esseri viventi.

Dott.ssa  Ilaria D’Aprile

Ilaria D’Aprile, nata a Bari nel 1977, laureata in Scienze Forestali e Ambientali presso l’Università di Bari e con Master in “Educazione Ambientale per la promozione di uno sviluppo sostenibile”presso l’Università di Bologna. E esperta in educazione ambientale e realizza progetti di formazione. E’ membro del CEEAUniba. Ha scritto i testi “Verso un’educazione sostenibile”, 2010 e “Abbecedario verde. Salvare la Terra partendo dalla scuola”, ed. La Meridiana, 2011. Vincitrice di Principi Attivi 2008 con il progetto “Ecomapping nel XX C.D. De Amicis, Bari”; collabora come guida ambientale con la Masseria didattica Parco Selva Reale e con diverse altre associazioni; è presidente di ESSERE TERRA associazione che promuove la filosofia del camminare; cura il portale ambientale www.agorambiente.it

Contatti: iladaprile@yahoo.com

 

 

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Il mare a misura di bambino

Aria pulita, clima salubre e stimolante. Mare o in montagna, l’importante è far trascorrere ai piccoli un periodo lontano dal traffico e dall’inquinamento cittadino, che in estate raggiunge vette elevate. Entrambi hanno i loro vantaggi. Vediamo cosa offre ai nostri bambini il mare.

Le località di mare sono forse più indicate per i bambini tranquilli, piuttosto pigri, che non hanno problemi con il cibo e che, anzi, hanno la tendenza a essere un po’ grassottelli. La brezza marina, infatti, satura di iodio, stimola l’attività della tiroide, una ghiandola che regola tra l’altro il metabolismo e la sensazione di sonno-veglia. I piccoli, quindi, al mare sono generalmente più attivi, più svegli e sempre in movimento. Il fatto di essere poco vestiti, di poter correre liberi sulla sabbia e di sperimentare le prime bracciate in acqua regala loro una sensazione di libertà tutta speciale, stimolando l’attività fisica. Il caldo e l’afa diminuiscono leggermente l’appetito, soprattutto di alimenti sostanziosi (e non necessari in estate) a favore di cibi più freschi e leggeri, come frutta e verdura, ma anche pesce e, soprattutto, di tanti liquidi. Questo può essere la base per un miglioramento globale del regime alimentare. Al mare fa caldo, quindi è importante scegliere con attenzione gli orari per uscire. I bambini, soprattutto se molto piccoli, dovrebbero andare in spiaggia non oltre le nove del mattino e rientrare per le 11.30 al massimo. Nel pomeriggio, gli orari migliori sono dalle 17 in poi. Quando i piccoli sono in spiaggia, dovrebbero stare al sole per pochi minuti soltanto e trascorrere buona parte del tempo sotto l’ombrellone, al riparo dai raggi solari. Anche in questo caso è necessario un buon prodotto solare con protezione elevata e un cappellino con visiera per riparare dal sole se il piccolo non ama indossare gli occhiali da sole. Quando un bambino è al mare, può essere più sveglio e attivo, al punto di mostrare di non voler fare più il sonnellino pomeridiano o di desiderare di andare a letto più tardi. È invece importante mantenere buone abitudini. Se il bimbo non vuole saperne di dormire, gli possiamo proporre di stendersi tranquillo nella cameretta, sfogliando un libro o ascoltando una fiaba. Il sonno non tarderà ad arrivare. La sera dopo cena, sono ammessi una passeggiata sul lungomare e un gelato, ma attorno alle 22 un bambino dovrebbe andare a letto, per riprendersi delle fatiche della giornata di vacanza.

Fonte: guidagenitori.it

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