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Perchè i bambini ridono?

Per i bambini la risata è un mezzo per comunicare già dal pimo mese di vita. é quanto risulta da una ricerca di Caspar Addyman, ricercatore al Birkbeck College dell’University of London (Regno Unito) che si occupa dello studio della risata nei bambini e della sua interpretazione.   Il ricercatore sostiene che il sorriso per i neonati e per i bambini è una forma di comunicazione molto più importante e precoce di quanto ritenuto finora. “Proprio come le lacrime, le risate e i sorrisi cominciano incredibilmente presto – spiega Addyman -. Questo ci porta a pensare che si tratti di una forma di comunicazione“. “E’ già stato dimostrato che negli scimpanzé le risate sono un messaggio per chiedere il prosieguo del gioco – spiega lo studioso – e non possiamo escludere quindi che la risata abbia una sorta di ruolo nel legame sociale. Allo stesso modo, ridere potrebbe essere per il bambino un modo per ottenere l’attenzione di un adulto per più tempo“.

 

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Neuropsichiatra Infantile: i consigli

Mia figlia, come tanti a scuola, hanno oggi una metodologia diversa dalla nostra nello studio di alcune materie. Specifico: in italiano, ad esempio, dai primi giorni di scuola, hanno iniziato subito a “ricopiare” frasi in stampato maiuscolo, minuscolo e corsivo. Ma molti della classe, da quel che mi è stato riferito dopo, avevano ancora problemi a riconoscere il rigo dove dover scrivere! Solo mi chiedo, con questa metodologia nuova, non rischiamo di “bruciare” alcune tappe fondamentali e quindi di far affrontare uno sforzo psicologico amplificato a questi bambini? Inoltre, perché anche, mi chiedo, non esiste un aiuto per i genitori, anche in forma cartacea magari, per l’inserimento dei bambini alla scuola elementare e solo io con pochissime, abbiamo dato un importanza notevole?

In linea di massima non è sbagliato proporre al b.no un approccio così diversificato con lo scritto. Infatti il piccolo che non ha problemi riesce a scrivere, in breve tempo, con le varie metodiche. Può accadere che alcuni bambini presentino delle difficoltà e sono, quasi sempre, quei bambini che hanno disturbi tipo la dislessia, o assimilabili. Di solito sono quei bambini che hanno un minimo impaccio nella motricità fine (mi spiego: difficoltà con i lacci delle scarpe, difficoltà con i bottoni, dominanza crociata, bambini “imbranati e/o maldestri”…). Sicuramente si può uscire da questo “pantano” con una specifica stimolazione, comunque sempre dopo una valutazione specialistica.

Dott. Michele Germano

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Dott. Michele Germano

Neuropsichiatra Infantile. Lavora presso l’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, l’Ospedale di San Pio da Pietrelcina. Responsabile del Servizio di Neuropsichiatria Infantile e si occupa delle patologie neurologiche e psichiche dell’infanzia e dell’adolescenza. In particolare di epilessia, cefalea, disturbi dell’apprendimento scolastico, ritardo mentale, disturbi relazionali.

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