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Rapporto alimentazione e cancro: RIVOLUZIONE O PROGRESSO ?

Nell’ultimo decennio, la crescente domanda di “salute” e “benessere” e la consapevolezza della drammatica crescita dell’epidemia di obesità hanno portato ad una grossa sensibilità ed attenzione di tutta la popolazione riguardo i temi della nutrizione, soprattutto in merito al suo rapporto con l’estetica, l’anti-aging, l’obesità, il cancro e malattie gravi come ad esempio l’autismo.  Questo sicuramente rappresenta uno stimolo notevole al mondo della ricerca scientifica, ma bisogna ricordare che si tratta di un fenomeno bi-direzionale.  Le  sempre nuove scoperte scientifiche che vengono comunicate generano ulteriore interesse da parte dei ricercatori e nuove aspettative da parte della popolazione, dando una notevole spinta alla ricerca, sia finanziata pubblicamente sia da aziende interessate alla salute della popolaizone. E’ un fenomeno “circolare” che porta al progresso scientifico.

Grazie alla potenza degli attuali mezzi di comunicazione veniamo ormai tutti continuamente investiti da una notevole quantità di informazioni su nuove scoperte scientifiche vere o presunte. In questo mare di innovazioni, anche gli addetti ai settori devono trovare la soluzione ideale per riuscire a districarvisi. Bisognerebbe sempre conoscere l’attendibilità della fonte della notizia e, leggere con molta attenzione tutto il materiale inerente ai lavori scientifici.

Negli ultimi giorni spopolano su internet gli ennesimi “scoop” sul rapporto tra nutrizione e cancro. Tra i più visibili,  la notizia di uno studio americano (*) sull’influenza della quantità e qualità delle proteine assunte nella dieta sulla mortalità per cancro e malattie cardiovascolari. Ne è un esempio il servizio della trasmissione televisiva “Le Iene”, dove si presentava la guarigione da una metastasi di cancro al cervello, di un uomo italiano che si era curato solo seguendo una dieta vegana (priva di qualsiasi cibo di origine animale). Da decenni, la ricerca scientifica si è focalizzata sul rapporto tra nutrizione e cancro e molti studi hanno segnalato un aumentato del rischio di insorgenza di cancro legato alla presenza di obesità e/o all’assunzione di molta carne rossa, di carboidrati ad alto indice glicemico (cereali raffinati e zuccheri) e di grassi saturi.

Come è stato più volte anche sottolineata l’importanza dell’assunzione di frutta e verdura, quali cibi con effetto protettivo nei confronti dell’insorgenza del cancro. Si sa da molto tempo che l’incidenza del cancro è inferiore nella popolazione dei vegetariani rispetto agli onnivori.

Non ci sono studi, però, che a oggi dimostrino una minima evidenza sulla possibilità di curare il cancro solo con la dieta. Queste nozioni sono conosciute probabilmente da buona parte della popolazione e sicuramente dalla maggior parte dei medici, che non propongono una dieta vegana come cura del cancro – non per ignoranza o fantasmagoriche collusioni – ma solo per non illudere persone che soffrono con speranze vane e prive di fondamento.

meleleo_ridDomenico Meleleo è nato a Bari e risiede a Canosa di Puglia (BT). E’ specialista in Pediatria e pediatra di famiglia. Perfezionatosi in Umana e dermatologia Pediatrica, è docente (a.c.) di “Nutrizione pediatrica” all’Università di Camerino (MC), Coordinatore Comitato Didattico Sezione Puglia della SIO (Società Italiana dell’Obesità), componente Comitato Scientifico SINSEB (Società Italiana Nutrizione Sport e Benessere), coordinatore della sede di Bari della Scuola Sanis (Scuola di nutrizione e integrazione nello sport), consulente di numerosi atleti agonisti di alto livello, sia adulti che in età evolutiva. Contatti: info@domenicomeleleo.it sitoweb: www.domenicomeleleo.it

 

 

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Alimentazione e sport in età evolutiva – i consigli dell’esperto

Uno stile di vita attivo e sano e un’alimentazione secondo i principi della “vera” dieta mediterranea, sono importanti per tutta la popolazione e tanto più per gli sportivi. Gli agonisti, per tendere ad ottimizzare le proprie prestazioni fisiche, devono soprattutto tutelare la loro salute ed evitare stili di vita scorretti e alimenti dannosi. Parlare di alimentazione e sport può significare parlare di sana alimentazione in giovani dilettanti che praticano sport due o tre ore alla settimana o di particolari strategie ed esigenze di agonisti sottoposti ad impegnativi allenamenti quotidiani. Per i primi bisogna soprattutto fare attenzione a non ipernutrirli sopravvalutando il loro dispendio energetico. Spesso, infatti, dopo l’oretta di palestra o piscina, si credono giustificate super-merende  con panini giganti, esagerate porzioni  di focaccia o purtroppo, talvolta con cibi contenenti grassi saturi, quali merendine confezionate e patatine fritte accompagnate anche da  bibite zuccherate, considerate tra i fattori maggiormente implicati nell’aumento dell’obesità mondiale degli ultimi decenni. Utilizziamo quindi porzioni adeguate di cibi naturali, non trascuriamo l’assunzione di frutta di stagione ed evitiamo i “cibi spazzatura”.

Per i giovani agonisti invece, bisogna sapere innanzitutto organizzare l’assunzione e la composizione dei pasti tenendo conto dell’orario e della durata dell’allenamento o gara, distribuendo i pasti in modo da apportare giornalmente la giusta quantità e qualità di alimenti e arrivando a cominciare l’allenamento evitando disagi da stomaco troppo pieno ma al contempo con livelli di glicemia adeguati e stabili. Mentre riguardo l’adeguatezza della loro alimentazione,  oltre che ad eventuali eccessi, è importante sorvegliare per evitare che la dieta sia troppo povera in quantità e qualità. Può succedere infatti che i giovani agonisti, per difficoltà organizzative, cattivi consigli o disturbi da ansia da prestazione, mangino poco e/o male, con conseguente rischio di ipo-malnutrizione che può comportare danni alla salute come ad es. anemia, calo della performance, perdita di massa muscolare, amenorrea e osteoporosi. Altri due fattori importanti da ricordare sono una corretta idratazione e la sorveglianza sulla possibile insorgenza di segni o sintomi di disturbi del comportamento alimentare  che nella popolazione dei giovani agonisti sono più frequenti che in quella dei loro coetanei non agonisti o sedentari.

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Dott. Domenico Meleleo

Domenico Meleleo è nato a Bari e risiede a Canosa di Puglia (BT). E’ specialista in Pediatria e pediatra di famiglia. Perfezionatosi in Umana e dermatologia Pediatrica, è docente (a.c.) di “Nutrizione pediatrica” all’Università di Camerino (MC), Coordinatore Comitato Didattico Sezione Puglia della SIO (Società Italiana dell’Obesità), componente Comitato Scientifico SINSEB (Società Italiana Nutrizione Sport e Benessere), coordinatore della sede di Bari della Scuola Sanis (Scuola di nutrizione e integrazione nello sport), consulente di numerosi atleti agonisti di alto livello, sia adulti che in età evolutiva. Contatti: info@domenicomeleleo.it sitoweb: www.domenicomeleleo.it

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Neuropsichiatra Infantile: i consigli

Mia figlia, come tanti a scuola, hanno oggi una metodologia diversa dalla nostra nello studio di alcune materie. Specifico: in italiano, ad esempio, dai primi giorni di scuola, hanno iniziato subito a “ricopiare” frasi in stampato maiuscolo, minuscolo e corsivo. Ma molti della classe, da quel che mi è stato riferito dopo, avevano ancora problemi a riconoscere il rigo dove dover scrivere! Solo mi chiedo, con questa metodologia nuova, non rischiamo di “bruciare” alcune tappe fondamentali e quindi di far affrontare uno sforzo psicologico amplificato a questi bambini? Inoltre, perché anche, mi chiedo, non esiste un aiuto per i genitori, anche in forma cartacea magari, per l’inserimento dei bambini alla scuola elementare e solo io con pochissime, abbiamo dato un importanza notevole?

In linea di massima non è sbagliato proporre al b.no un approccio così diversificato con lo scritto. Infatti il piccolo che non ha problemi riesce a scrivere, in breve tempo, con le varie metodiche. Può accadere che alcuni bambini presentino delle difficoltà e sono, quasi sempre, quei bambini che hanno disturbi tipo la dislessia, o assimilabili. Di solito sono quei bambini che hanno un minimo impaccio nella motricità fine (mi spiego: difficoltà con i lacci delle scarpe, difficoltà con i bottoni, dominanza crociata, bambini “imbranati e/o maldestri”…). Sicuramente si può uscire da questo “pantano” con una specifica stimolazione, comunque sempre dopo una valutazione specialistica.

Dott. Michele Germano

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Dott. Michele Germano

Neuropsichiatra Infantile. Lavora presso l’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, l’Ospedale di San Pio da Pietrelcina. Responsabile del Servizio di Neuropsichiatria Infantile e si occupa delle patologie neurologiche e psichiche dell’infanzia e dell’adolescenza. In particolare di epilessia, cefalea, disturbi dell’apprendimento scolastico, ritardo mentale, disturbi relazionali.

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I consigli del pediatra

- Devo inserire mio figlio di un anno tra poco a gennaio al nido. Dovrà anche dormire lì. Qual è il problema? E’ tetta dipendente per l’addormentamento…come faccio in un mese e mezzo a farlo dormire tranquillo da solo? 

Purtroppo non c’è un metodo per abituarlo a dormire da solo perché, finché ci sarà la mamma a portata di mano, lui la pretenderà. Quando si ritroverà al nido senza la mamma, pian piano si adatterà alla nuova situazione.

- A che età è giusto che il bambino sappia leggere e scrivere? 5 anni è troppo presto?

No. Alcuni bimbi riescono ad imparare già a cinque anni. L’importante è non forzarli eccessivamente, sia nell’imparare, sia soprattutto, dopo che hanno imparato.  Il fatto che abbia imparato a leggere e scrivere a cinque anni non significa che sia un genio dal quale pretendere sempre performance superiori alla media.

- Ho un tremendo raffreddore e sto ancora allattando la mia bimba di quasi 10 mesi. Cosa può succedere?

Niente. Continui pure ad allattare. Prima di assumere farmaci però, consulti il suo pediatra per sapere se sono permessi durante l’allattamento.

Se avete delle domande da porgere al nostro dottore di fiducia, scriveteci a info@selvareale.it; in alternativa scriveteci alle nostre pagine facebook oppure iscrivetevi al nostro gruppo Le mamme di babyvip.

Dott. Domenico Meleleo

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Dott. Domenico Meleleo

Domenico Meleleo è nato a Bari e risiede a Canosa di Puglia (BT). E’ specialista in Pediatria e pediatra di famiglia. Perfezionatosi in Umana e dermatologia Pediatrica, è docente (a.c.) di “Nutrizione pediatrica” all’Università di Camerino (MC), Coordinatore Comitato Didattico Sezione Puglia della SIO (Società Italiana dell’Obesità), componente Comitato Scientifico SINSEB (Società Italiana Nutrizione Sport e Benessere), coordinatore della sede di Bari della Scuola Sanis (Scuola di nutrizione e integrazione nello sport), consulente di numerosi atleti agonisti di alto livello, sia adulti che in età evolutiva.Contatti: info@domenicomeleleo.it

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I bambini hanno bisogno di teatro

“Cosa farne del teatro? La mia risposta, se debbo tradurla in parole, è: un’isola galleggiante, un’isola di libertà. Derisoria, perché è un granello di sabbia nel vortice della storia e non cambia il mondo. Sacra, perché cambia noi.”

Il teatro è cultura, un “fatto sociale”. E’ nato dalla necessità dell’uomo di comunicare pensieri ed emozioni. Mimo, parola e scena: tre elementi essenziali per esprimersi, tre veicoli di comunicazione. Attraverso il teatro, il giovane ha mille possibilità per affermare la propria personalità, parlare col corpo e con la bocca, imparare a confrontarsi con la platea e quindi a superare la normale difficoltà che colui che cresce ha nell’ apparire. Il teatro è anche maschera, per comprendere di più sé stessi e ciò che è reale e sincero, oppure nascosto e celato.

E i bambini?

Il teatro è un vero e proprio scrigno! Offrire ai più piccoli la possibilità di manifestarsi attraverso l’arte del palcoscenico li sorreggerà nell’ acquisire proprietà di linguaggio più di ogni altra cosa. La recitazione è infatti anche e soprattutto espressione della parola.  Il teatro è altresì gioco e gioco-dramma, serve per rappresentare  passi famosi della storia, per sottolineare sentimenti, si padroneggiano mosse ed espressioni. Imparando diversi ruoli, il novello attore fa persino scuola di vita, comprendendo che ognuno, a seconda delle situazioni, deve interpretare differenti parti. L’esperienza teatrale è da promuovere a scuola, adatta per i momenti ludici essendo. Capace di ottenere ottimi risultati, per far acquisire al discente la capacità di comprendere il linguaggio simbolico, per imparare a manipolare segni e gesti.

Come spettatore, il piccolo gode del gusto dell’ascolto, come attore può estrinsecare le proprie passioni e rivelare tante cose. Mentre il grande schermo e la televisione spesso eccitano gli animi e la violenza viene portata anche in età giovanissima, il teatro è rimasto ancora classico ed è da consigliare in ambito educativo, in una prospettiva che privilegi l’essere in quanto tale, nelle sue caratteristiche naturali di persona che vuole comunicare col prossimo.

C’è un teatro per ogni età, a cominciare dai burattini per gli infanti. Indipendentemente dagli anni, da tutto ciò che viene messo in scena, dal bambino attore o spettatore.. non c’è nulla di più educativo e, purtroppo, poco preso in considerazione. I bambini hanno bisogno di teatro! 

 

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