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Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.

Si celebra oggi, 20 novembre 2013, in tutto il mondo la Giornata per i diritti dell’Infanzia. «Quasi un milione di minorenni di origine straniera – ha riconosciuto il presidente di Unicef Italia Giacomo Guerrera - vive in Italia e di questi oltre la metà sono nati nel nostro Paese. Abbiamo deciso di promuovere in occasione del 20 novembre una “catena umana” per richiamare l’attenzione sull’uguaglianza dei diritti di tutti i minorenni, prestando particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili, come i minorenni di origine straniera in Italia e alla riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza, perchè sia orientata ai principi cardine della Convenzione sui diritti dell’Infanzia».

Una battaglia, quella della salvaguardia dei diritti dei più piccoli, che prosegue ogni anno da anni ma che va applicata ogni secondo dell’esistenza di ognuno. La Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza celebra la data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia venne approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989. Anche stavolta, Save the Children volge a combattere la povertà: sono 10 milioni e 837mila le bambine, i bambini e i teenager del nostro Paese, il 17% della popolazione dell’Italia. Il 15% – pari a circa 2 milioni – vive in povertà relativa, in famiglie cioè con redditi inferiori alla media nazionale, e ancor più allarmante il dato che riguarda la povertà assoluta, poiché si è passati dai 653.000 nel 2010 adoltre un milione di minori nel 2012, con il Mezzogiorno che registra i tassi di povertà più elevati. Per questo, l’organizzazione Save the Children ha lanciato la proposta, alla quale hanno aderito tanti Consigli regionali, di celebrare la Giornata con delle sessioni speciali sulla condizione dei bambini e degli adolescenti e con interventi e misure concrete in favore dei minori che vivono nei loro territori.

I bambini rappresentano i nostro futuro, ma soprattutto il nostro presenta. Salvarli, aiutarli, sostenerli è nostro dovere oggi e per sempre.

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Contro il femminicidio: #io ci metto la scarpa

Una fotografia può emozionare, turbare, eccitare o semplicemente ricordare una marcia di donne assenti. L’iniziativa parte dal blog Comenasceunamamma.ite da Moscabianca agenzia di comunicazione che, insieme, lanciano la raccolta di foto di scarpe rosse da postare sul web e raccogliere in un maxi collage fotografico entro il 25 novembre, Giornata Internazionale contro il femminicidio. Per la prima volta, viene attivata una mobilitazione on line di protesta tutta femminile con la creazione di un evento Social, in cui il virtuale diventa (per una volta) virtuoso. L’invito è rivolto a tutti (uomini compresi): “indossate una scarpa rossa, fotografatela e pubblicatela sui canali social con l’hashtag#iocimettolascarpa”Una protesta – spiega la blogger Serena Fortunato –che permette a tutti di ribellarsi contro le violenze sulle donne anche da casa, dall’ufficio, da qualsiasi luogo”. Lo scopo è quello di fornire la percezione di una enorme massa critica contro la dilagante piaga che tinge di rosso il mondo femminile. Una donna su tre al mondo (dati Onu) è stata picchiata, forzata ad avere rapporti sessuali, o ha comunque subito abusi almeno una volta nella vita. In Italia la condizione femminile non è delle peggiori rispetto ad altri paesi del Globo anche se da noi  il numero delle donne uccise per mano degli ex mariti o fidanzati non è mai stato così elevato. Un paese che continua a definirsi democratico e civile non può restare inerme di fronte a questi numeri: 124 donne sono state uccise in Italia nel 2012 mentre nei primi sei mesi del 2013 si contano 65 femminicidi.  In quasi tutte le società tradizionali le donne rispetto agli uomini vivono situazioni di subordinazione e discriminazione.

L’iniziativa si ispira liberamente all’installazione di arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet, nata in Messico nel 2009 per dire “no alla violenza contro le donne”. L’obiettivo di Comenasceunamamma.it e Moscabianca  è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica della violenza di genere e di far conoscere, quanto più possibile, il numero di pronta utilità 1522contro la violenza sulle donne. Per info basta andare sui sitiwww.comenasceunamamma.it – www.moscabianca.info.

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Chi ha inventato le patatine fritte?

Ma voi, ve lo siete mai chiesto da dove nascono alcune cose ormai banalmente entrate nel nostro fare quotidiano? Ad esempio, chi inventò le tanto amata, prodotte ed internazionali patatine fritte? Bella domanda e noi, oggi, cercheremo di dare una risposta facendo un salto indietro nel tempo.

Ancora oggetto di dispute tra belgi e francesi poiché:

  • I belgi fanno riferimento ad un manoscritto del 1781, il quale racconta che i valloni amavano friggere dei piccoli pesci della Mosa. Poiché d’inverno la Mosa gelava rendendo impossibile la pesca, gli abitanti da oltre un secolo sostituivano l’alimento con le patate, fritte allo stesso modo e tagliate a forma di piccoli pesci.
  • I francesi sostengono che le patate fritte siano state inventate a Parigi nel 1789 durante la rivoluzione francese in seguito ad una campagna voluta da Antoine Parmentier per la promozione delle patate in Francia.

Le patate fritte sono diffuse in Francia ed in Belgio a partire dal 1830, ma saranno conosciute in Nord America con il nome di french fries solo dopo la Prima guerra mondiale. In Gran Bretagna prenderanno il nome di chips. mentre, le patatine fritte rotonde, sottili e croccanti furono inventate da George Crum, un cuoco americano di origini indiane. Da dove provengono?

Un cliente troppo esigente, tanto tempo fa,  mandò indietro ben tre volte un piatto di patatine fritte. George decise quindi di vendicarsi e tagliò le patate a fette molto sottili in modo da renderle croccanti e inafferrabili con la forchetta. Contrariamente a quanto di credesse, le patatine furono molto apprezzate dal cliente, rendendo il ristorante di George famosissimo. Nel 1920 vennero invece inventate le buste per patatine fritte.

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La vera storia: dolcetto o scherzetto?

Di origine americana, questa festa prevede particolari tradizioni: durante la notte di Halloween, quella del 31 ottobre, la notte di Ognissanti i bambini o i ragazzi amano vestirsi da streghe, zombie, elfi, mostri, zucche e si aggirano per i quartieri residenziali suonando alle porte dei vicini di casa intimando loro: Dolcetto o scherzetto? E’ quindi tradizione che ci si prepari per questa festa confezionando o comprando dolci di tutti i generi: caramelle, cioccolate, dolci e biscotti. 

Se il dolcetto non è di gradimento, scatta la minaccia ossia lo scherzetto: nascondere la biancheria stesa, togliere le targhette del nome dalle caselle della posta, suonare più volte il campanello e nascondersi. Si tratta di dispetti veri e propri volti ad infastidire il povero padrone di casa.

Trick or treat si fa risalire quando i primi cristiani, in cammino da un villaggio all’altro, elemosinavano per un pezzo di “dolce dell’anima”, che altro non era se non un pezzo di pane. Più “dolci dell’anima” una persona riceveva, più preghiere questa persona prometteva di recitare per i defunti della famiglia che aveva a lui donato il pane. Infatti a quei tempi si credeva che i defunti potessero giungere al Paradiso non solo attraverso la preghiera dei propri cari, ma anche degli sconosciuti.

 

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Halloween: ciò che forse (ancora) non sapete

Magnaromagna decide di farci fare un tuffo nel passato, alla scoperta di quelle che sono le leggende più lontane e terrificanti della festa di Halloween.

Secondo la leggenda, gli spiriti erranti di chi è morto durante l’anno tornano indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere durante l’anno successivo. I Celti credevano che in questa magica notte tutte le leggi fisiche che regolano lo spazio e il tempo venissero sospese, rendendo possibile la fusione del mondo reale e dell’aldilà. Per non essere posseduti, i contadini dei villaggi rendevano le loro case fredde ed indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini e rendevano i loro corpi orribili mascherandosi da mostri gironzolando tra le case per far scappare di paura tutti gli spiriti che incontravano e non farsi riconoscere. Un’altra spiegazione del perchè i Celti spegnessero ogni fuoco non risiede nello scoraggiare la possessione dei loro corpi, ma nel fatto che riaccendessero ogni focolare prendendo la fiamma da un unico gigantesco fuoco druidico che veniva acceso nella notte del 31 ottobre nel mezzo dell’Irlanda a Usinach. I Romani fecero loro le pratiche celtiche. Ma con l’andare del tempo svanì la paura di essere posseduti dagli spiriti e rimase solo la tradizione di travestirsi. Con il passare del tempo questi spiriti, che una volta venivano ritenuti selvaggi e potenti, assunsero un connotato nettamente diabolico e malvagio. La chiesa affermava infatti che gli dei e le dee e tutti gli altri esseri soprannaturali delle religioni antiche fossero di impronta diabolica, che le forze spirituali con cui le persone venivano in contatto erano vere, ma che costituivano delle manifestazioni del diavolo, principe della beffa, che conduceva l’uomo verso l’adorazione di falsi idoli. Così, durante le celebrazioni per Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe.

La festa di Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 dagli emigranti irlandesi che fuggivano dalla carestia di patate che aveva colpito la loro patria. La parola Halloween ha lontana origine anglosassone; si fa risalire alla tradizione della chiesa cattolica e deriva probabilmente da una contrazione della frase “All Hallows Eve” ovvero la notte di ognissanti festeggiata il 31 ottobre, data che nel quinto secolo avanti Cristo nell’Irlanda celtica coincideva con la fine dell’estate: in questa ricorrenza – chiamata Samhain (pronunciata soueen) – i colori tipici erano l’arancio per ricordare la mietitura e quindi la fine dell’estate ed il nero a simboleggiare l’imminente buio dell’inverno. Samhain è noto come “La Festa dei Morti,” perchè si pensava che in questo periodo i morti potessero tornare nella terra dei vivi per celebrare con la propria famiglia, tribù o clan. Samhain è considerato il periodo in cui si concludono i vecchi progetti, si valuta criticamente quanto si e’ ottenuto nell’anno e si pensa ai nuovi progetti ed alle nuove imprese per l’anno nuovo.

I simboli e le usanze tradizionali di Halloween
Dolcetto o Scherzetto? La tradizione di trick-or-treat pare non abbia origine dai celti bensì da una pratica europea del nono secolo d.C. chiamata in inglese souling che in italiano si puo’ tradurre con “elemosinare anima”.
Il 2 novembre, Ognissanti, i primi Cristiani vagavano di villaggio in villaggio elemosinando per un po’ di “pane d’anima”, dolce fatto di forma quadrata con l’uva passa. Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori.
A quell’epoca si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo dopo la morte e che le preghiere anche fatte da estranei potessero rendere più veloce il passaggio in paradiso.

La zucca di Halloween
La tradizione di Jack-o-lantern (l’equivalente in inglese) deriva probabilmente dal folklore irlandese. Narra la leggenda che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall’albero. Alla morte di Jack, continua la leggenda, gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l’ingresso anche all’inferno perchè aveva ingannato il diavolo.
Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d’inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve la pose all’interno.

Curiosità di Halloween
Dalle rape alle zucche: gli irlandesi usavano in origine i cavoli rapa ma quando nel 1840 arrivarono negli USA scoprirono che le rape americane erano piccole, ma anche che le zucche erano più grosse e più facili da scavare dei cavoli rapa. Ecco perchè a tutt’oggi Jack-o-lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna. E’ ancora costume mettere un posto in più durante la cena la sera di Samhain in onore dei defunti. A Samhain erano associate molte pratiche divinatorie. Fra le più comuni c’erano quelle che riguardavano l’unione di coppie, l’andamento del tempo e gli eventi dell’anno. Giochi: cercare di prendere delle mele nell’acqua solo con la bocca, era una normale divinazione matrimoniale. La prima persona che mordeva una mela, sarebbe stata anche la prima a sposarsi nell’anno a venire. In Scozia le persone ponevano delle pietre nel focolare prima di ritirarsi per la notte. Si credeva che chi avrebbe trovato le proprie pietre smosse durante la notte sarebbe morto durante l’anno.

Le streghe considerano questo giorno come una festa religiosa. Non solo è una giornata in cui si ricordano i propri cari deceduti, ma è anche una notte in cui si possono praticare le varie forme di arte divinatoria, come leggere il futuro negli specchi e una migliore lettura dei tarocchi. Spesso le streghe hanno due tipi di celebrazione in questo periodo. Uno per gli amici non appartenenti alla confraternita, che possono coinvolgere i bambini ed i loro amici. L’altra, praticata dopo, molto tardi (vicino a mezzanotte o dopo, ancora meglio) è il tradizionale circolo del Sabba.

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